Perchè crediamo nelle politiche giovanli
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Perchè crediamo nelle politiche giovanli

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02.jpgPerchè non sono quelle politiche che si occupano del “problema giovanile”

Per molti occuparsi di giovani e adolescenti vuol dire affrontare un problema, perchè i ragazzi sono fastidiosi, sono trasgressivi, fanno chiasso, vanno a letto tardi, poi fumano e fanno cose terribili: allora bisogna occuparsi dei giovani perchè ci preoccupano. Qualche passo l'abbiamo fatto: abbiamo cominciato a sostituire la parola “problema" con la parola "questione", abbiamo cercato di spostare l'atteggiamento di una parte del mondo adulto verso i giovani da "fastidio" a "curiosità" fino a “voglia di ascolto e di incontro”. Le politiche giovanili non sono le politiche del controllo sociale e del problema-giovani, l’importante, non è partire parlando dei giovani e del loro disagio, ma da quello che loro hanno da “dire” e da “dare” nella loro normalità.

Perchè non sono le politiche del tempo libero, le politiche degli eventi da consumare.

Come impresa sociale sui territori in cui operiamo proviamo a uscire dall’ottica del consumo, delle scatole vuote pre-confezionate da riempire, e tentiamo attraverso molteplici strade di proporre ai giovani e alla città ambiti di protagonismo giovanile, diversi da quelli a loro oggi proposti che li considerano meramente e unicamente come consumatori. Il tempo libero non è il tempo “da riempire”, ma il terreno in cui sperimentare con i giovani un dialogo partendo dalle cose che piacciono di più, stimolando una partecipazione capace di tenere insieme la dimensione dell’impegno con quella del piacere.

Perchè non sono le politiche per i giovani, ma sono le politiche della comunità che si mette in rete attorno ai giovani.

Pensare le politiche giovanili significa, per noi, ripensare e riformulare l’idea di comunità locale. L’idea che negli anni abbiamo cercato di perseguire è un’idea “pedagogica” di comunità locale, intesa come l’ambito in cui si costruisce la rete di risorse solidali per sostenere adolescenti e giovani, nei loro percorsi di maturazione individuale, di inserimento sociale e di transizione verso l’età adulta.

 

Ecco allora che le politiche giovanili diventano politiche plurali (non monolitiche) e multidimensionali, politiche delle opportunità capaci di connettere la dimensione sociale con quella culturale , progetti formativi e percorsi orientativi, progettualità educative con iniziative di prevenzione, la dimensione informativa con quella aggregativa.

La direzione di un obiettivo così grande (il protagonismo e i diritti di cittadinanza), passa attraverso piccoli passi possibili, sostenendo e accompagnando tanti micro-progetti che abbiano al centro la capacità di saper costruire insieme alcune esperienze significative, a partire da una dimensione e visione che (letta da loro) possiamo definire “simpatica”.

Con questo stile siamo presenti in molti territori della Provincia di Torino dove in stretta partnership con le amministrazioni locali gestiamo servizi e progetti in cui i giovani non siano semplici fruitori di servizi, ma attori consapevoli delle proprie scelte e protagonisti del proprio tempo

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